ll vero volto del Fondo Monetario internazionale

Articol publicat de Agenzia Stampa Italia (Agentia de Presa Italia)

Le strategie del Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno portato a politiche fallimentari riscontrabili in molti paesi mentre gli stati che hanno ottenuto un’elevata crescita economica sono proprio quelli che hanno rifiutato gli accordi con il FMI.

Ovunque le ricette economiche del  FMI  potrebbero aver contribuito alla stabilità del bilancio statale, ma sicuramente  non hanno favorito una vera ripresa economica. Almeno , questo è quanto asseriscono la maggior parte degli esperti. 

Ora cerchiamo di capire il perché.

Che cosa accomuna Cina e Botswana? Nè l’una, nè l’altra nazione hanno un programma con il FMI, entrambe si sono sviluppate tramite proprie strategie.

Il FMI basa tutta la sua strategia sulla privatizzazione, liberalizzazione e macro stabilizzazione, ignorando però le reali esigenze della società moderna. Invece, per la Cina la priorità assoluta è stata la creazione di qualche milione di nuovi posti di lavoro ogni anno.

Il Governo ha mantenuto un livello basso dei tassi interessi per offrire l’opportunità alle persone di avviare nuovi affari. I paesi che hanno accordi con il FMI hanno gli interessi cosi alti che neanche se esistessero le condizioni socio-economiche degli Usa , la gente non potrebbe permettersi di prendere finanziamenti per intraprendere nuove iniziative economiche. “E allora, come possono fare questi paesi a svilupparsi?”La citazione appartiene a Joseph Stiglitz, il vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2001.

Un anno prima della crisi mondiale del 2008, il FMI era un organismo senza attività, la storia spingendolo in una posizione  marginale. Le sue missioni in diverse zone del mondo forse potrebbero essere state, negli intenti, utili, però la percezione generale era di rigetto. Così forte era questo sentimento di rigetto che la fine dei suoi interventi nei diversi paesi  è stata considerata come una ‘liberazione’. In Sud America, dove ha avuto diversi anni fa una attività molto sostenuta,  alla fine il FMI è stato estromesso, quando non è stato cacciato in malo modo .

Il Fondo Monetario Internazionale è intervenuto poi negli anni 1997-1998 nella cosiddetta “influenza asiatica”. Gli analisti economici sostengono che nel 1997, la crisi finanziaria asiatica è stata causata dall’apertura dei mercati di capitali che ha portato ad un rapido afflusso di fondi esteri.

Tale situazione è stata sostenuta con vigore dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America, nonostante che i paesi in questione avevano interessi alti per gli finanziamenti interni e non avevano necessariamente bisogno di aumento dei finanziamenti esterni.

Il capo-economista, vice presidente senior della Banca Mondiale del periodo in questione, e vincitore del premio Nobel, Joseph Stiglitz, ha sottolineato che i creatori di questa politica economica non si sono basati su accertati studi che dimostravano che l’apertura dei mercati dei capitali avrebbero portato alla crescita economica.

Invero nel caso dell’Asia le misure hanno sortito proprio l’effetto opposto. Infatti, tra gli anni 1996 e 1997, si ebbe un flusso inverso delle finanze, per cui invece di attirare gli investitori, i capitali uscirono per l’ 11% del PIL dalla Corea del Sud, Malesia, Filippine e Tailandia. L’abbandono da questi paesi dei fondi finanziari ha portato al crollo delle monete locali e ha scatenato un panico finanziario, così come ha dichiarato Mark Waisbrot, codirettore del “Center for Economic and Policy Research” di Washington. I paesi dell’Asia hanno messo in campo enormi risorse, facendo grandi sacrifici, per restituire nel più breve tempo possibile il denaro presso in prestito cosi che i rispettivi stati si liberassero dalle condizioni usuranti imposte dal Fondo.

L’ultimo intervento prima della recente crisi è avvenuto nei paesi ex socialisti dell’Europa centrale e orientale durante la transizione. In pochi anni la Russia ha perso fino alla metà del suo reddito nazionale  seguendo la  terapia d’urto  raccomandata dal FMI nel 1992. Nonostante il fatto che il FMI ha cercato di negare, la Russia ha seguito le politiche raccomandate, compresa la politica di immediata liberalizzazione dei prezzi (che ha portato ad una inflazione del 520% in tre mesi) e la rapida privatizzazione dell’industria. Il governo russo ha conseguito  la maggior parte degli obiettivi fiscali e monetari voluti dal FMI. Però la conseguenza è stata il crollo dell’economia e il baratto è diventato il mezzo di scambio commerciale preferito della popolazione. Alcuni paesi dell’area hanno addirittura  rinunciato prima ai prestiti del FMI, altri  più tardi, ma quando la transizione verso la democrazia era finita, contestualmente finiva anche l’attività del FMI negli stati dei paesi ex comunisti.

Quindi quasi quattro anni fa, circa nel 2007,  il ruolo internazionale del FMI  aveva concluso la sua funzione.

Negli ultimi due anni, il FMI è ritornato a svolgere di nuovo un ruolo di primo piano, non più sul suolo sudamericano o asiatico, ma nell’Europa. In tutti i paesi europei, dentro o fuori della zona euro, che hanno contratto prestiti, vedono comunque il FMI coinvolto in proporzioni diverse. Si tratta di un istituto finanziario che  fornisce il denaro, si potrebbe dire, quindi dov’è il male, specialmente quando i paesi dell’Europa hanno bisogno di risorse economiche. Ma il FMI offre aiuto alle proprie condizioni. . Ed è proprio le sue condizioni  che rappresentano il pomo della discordia, sono fonte di accese discussioni tra gli esperti.

Per esempio, la Grecia ha beneficiato del sostegno finanziario da parte di paesi  appartenenti all’area euro di 80 miliardi di euro. Allo stesso tempo, il paese ha contratto un prestito di 30 miliardi con il FMI. Anche come una misura di sostegno sta il fatto che il periodo di durata del prestito è stato aumentato da 3 a 7,5 anni. Qual è il prezzo pagato dalla Grecia? Oltre al servizio del debito, rappresentato dalla spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali, la Grecia ha dovuto impegnarsi nella privatizzazione di beni pubblici in valore di 50 miliardi di euro. Di sicuro non venderà le isole, come suggerito dalla rivista tedesca Bild, ma certamente lo stato greco rimarrà con un patrimonio pubblico estremamente diminuito. Che cosa succederà? Il patrimonio statale sarà venduto quasi gratuitamente. Chi lo comprerà? Il grande capitale.

Lo stato greco aveva violato la direttiva dell’UE sul rispetto dei parametri del deficit che imponeva di non  superare il 3% del bilancio, invece,  il deficit  ha raggiunto almeno il 9 %, generando così un debito pubblico mostruoso. A questo punto sarebbe opportuno chiederci chi ha permesso e finanziato tali deficit? Scopriremo che questi deficit sono stati finanziati principalmente da banche francesi e tedesche. Questa  potrebbe essere una spiegazione del perché le istituzioni europee non sono intervenute in tempo per impedire la crescita del deficit e del debito pubblico greco? Perché non si sono attivati quando la Grecia aveva superato il 3%? Ora, la Grecia è stata costretta a prendere un nuovo prestito che porta un nuovo nome: „.debito sovrano”. Quindi debiti contratti dallo Stato ma pagati dalla popolazione greca! Con chi è in debito lo Stato greco? Per assurdo con quelle stesse banche che hanno finanziato il deficit.

Passiamo ora all’Irlanda. . Lì, la crisi è scoppiata nel settore bancario.

Le banche irlandesi detenevano un capitale maggiore di quanto si potesse immaginare. Da dove proveniva questo capitale? Non soltanto dalle risorse interne, ma anche dal capitale proveniente dalla Francia e dalla Germania. Ci si chiede per quale motivo il capitale europeo si è spostato in Irlanda? Perché l’Irlanda è stata „la tigre europea”, registrando tassi di crescita impressionanti, e i capitali stranieri cercano sempre il mercato dove si ottiene facilmente il massimo profitto. Pertanto quando si è verificata la crisi e l’Irlanda aveva bisogno di un pacchetto di salvataggio, l’ ‘aiuto’ è stato offerto da istituti finanziari europei e dal FMI.  A chi viene offerto il prestito? Allo stato irlandese (debito sovrano). Dove va questo denaro? Alle banche che hanno innescato la crisi, molte delle quali, guarda caso, lavorano con capitale tedesco e francese.

Anche qui, come nel caso della Grecia, le condizioni del prestito sono ‘interessanti’.  L’ economia irlandese ha prosperato soprattutto a causa delle tasse ridotte che pagavano le società straniere che volevano investire. La condizione del prestito allo stato stabilisce che  l’Irlanda deve praticare le stesse tasse applicate  nella zona euro.  L’innalzamento delle tasse ha significato l’eliminazione dei grandi investimenti e quindi della principale fonte di sviluppo economico. A tutto questo si devono aggiungere i costi elevati  derivati dai tassi del prestito stesso,  tassi che sono il 3% più alti  rispetto a quelli di mercato (Tax Torment, The Economist, 19 marzo 2011).

I finanziamenti ricevuti dal FMI sono accompagnati dalla visione neo-liberale che ha dominato il neo-conservatorismo americano nei decenni passati. E che alla fine hanno portato alla recente crisi da cui è difficile uscirne. Sta diventando sempre più visibile anche in Europa l’idea di un mercato onnipotente  e la sua capacità di regolare e di governare le dinamiche economiche al posto della politica. In Europa si afferma sempre di più  l’idea che lo stato dovrebbe avere meno potere e influenza. Invece di meditare su un ripensamento di un ruolo dinamico dello Stato nel nuovo contesto di sviluppo, ad una combinazione funzionale di tutti i principali attori della società contemporanea – Stato, mercato, le forze non governative – l’Europa sembra sedotta con ritardo dal fallimentare modello neo-liberale americano. L’Europa sta entrando in contraddizione con la sua tradizione, che ha sempre riservato allo stato ed ai problemi sociali un ruolo speciale. Non si tratta soltanto di inaugurare uno squilibrio tra stato e mercato, ma della spinta dei mercati finanziari per avere una posizione dominante con la sottomissione di tutti gli altri mercati; l’inaugurazione di un nuovo ordine mondiale, l’ordine finanziario speculativo che rende più povere le nazioni e i popoli.

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